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Critical review of studies on the representation of architecture and use of the image in science and art

Roberto de Rubertis

Roberto de Rubertis

Roberto de Rubertis is emeritus professor of Sapienza University of Rome, former professor of Architecture Drawing (1981-2011).

Architect since 1965 he has designed among other works large residential and service centers (Pesaro 1968-78, Chieti 1976-1978) and museum exhibits (Perugia, Spoleto, Orvieto, Colfiorito). He was president of the course of Graphic and Multimedia Design of the Faculty of Architecture of Rome.

He also taught Architectural Survey, Perception and Visual Communication at the Faculty of Architecture of Rome, and Architectural Design at the Faculty of Engineering of Perugia.

He founded and directed (since 1986) the magazine "XY dimensions of design". He conducts research in the field of visual perception, the archaeological survey, redevelopment of urban unresolved issues and evolutionism in architecture.

Wednesday, 07 December 2016 09:37

Imagine with your hands

The long image critical reflection that Alexander Goppion, creator of fascinating exhibition equipment in museums and in the most prestigious galleries in the world, offers us at XY is quite provoking. It is a provocation because, without preamble, he emphasizes the intrusiveness that the visual culture today shows in contemporary civilization. Moreover addressing us, committed to supporting the important role of images in the development of thought.

Goppion puts us on guard against the growing domination of seeing above doing; domain, which he says is not all that efficient, sometimes it is considered lesser by the artisan, truly operative in his job, who, not infrequently, trusts the skill of his hands rather than that visual intelligence put under the spotlight, however, by anyone involved in graphic disciplines.

Already in the eighties, in fact, eminent scholars were induced to converge on the title “the primacy of drawing” the many cultural events, exhibitions and publications, to show and prove it was necessary, since the design and all other forms of representation fed mental synthesis and intellectual underpinning of artistic production.

Now, Goppion says, not untruly of course, that there is an alternative, or if you will, supplementary way to this widespread and well‒rooted conviction. It is the role of hands as an extension of thought, to produce results that sometimes the mind does not come up with as readily as is proper instead of hands. Often, he says, the immediate action taken by acting directly on the things is worth more than the long, over speculated actions, even if guided by true sight. Operational insight with which the hand acts is often more accurate and produces more effective inventions perceived as more effective.

Ultimately, this is the operationist teaching of Vico and Bridgman, confirmed in every manifestation of Goppion’s long experience and craftsmanship as an art exhibitor.

Milan, October 21, 2016

Friday, 08 January 2016 15:14

Terre senz'ombra

Da Adelphi una ghiotta novità per chi si occupa di immagine nell’arte e nella scienza, cioè per tutti i lettori di XY.

È il bel libro di Anna Ottani Cavina Terre senz’ombra che, non a caso, esce nella nuova collana Imago di cui è il secondo titolo.

L’autrice propone una lettura affascinante di quelle terre italiane che sono senz’ombra, perché illuminate dalla luce della cultura e che dalla cultura sono coltivate e “cotte” nel senso che piacerebbe a Claude Lévi-Strauss, in quanto plasmate dai sentimenti umani conformemente alle immagini del mondo come l’uomo le vuole.
Immagini che narrano di “quando il paese diventò paesaggio” e che sostituiscono la realtà oggettiva, vuota di storia e di passioni. Al contrario dalla pittura di Carracci, di Poussin, di Jones e di Canaletto è nato un mondo che è ancora più vero e umanamente reale perché è il solo conosciuto dalle vie del cuore e della memoria.

Leggere queste pagine e immergersi nelle illustrazioni che le sostengono è vivere l’avventura di questa sostituzione.

Splendida è la selezione delle testimonianze scelte e sapientemente distribuite per oltre quattrocento eleganti pagine.

Wednesday, 08 July 2015 09:17

Viaggiatori d’architettura in Italia

Questa impegnativa ed eccellente opera di Vitale Cardone, Vito per gli amici, edita dall'Università degli Studi di Salerno nel marzo 2014, espone riflessioni che vanno ben al di là di quanto il titolo non lasci intendere; non si limita infatti ad una rassegna storico-geografica delle incursioni compiute dai più celebri illustratori d'architettura nelle opere realizzate nell'area mediterranea, e il vero obiettivo sembra essere non il viaggio di pittori e architetti quanto quello, di ben più ampia portata, compiuto dalle opere raffigurate che, anche in virtù delle splendide immagini eseguite, presero a percorrere l'Europa e oltre, trasmettendo anzi creando quell'idea-mito di un paese felice per le bellezze ambientali e per l'arricchimento che di queste fecero gli artisti. Al punto che oggi è lecito porsi l'interrogativo di chi abbia dato maggior contributo al consolidarsi del mito della mediterraneità, se le opere in sé o la divulgazione sapiente delle loro immagini.
È abile infatti Cardone nell'attingere ad un repertorio vasto e articolato di soggetti e di tematiche che, senza limiti epocali né geografici, lo conducono in giro per i paesi che circondano quel mare che, per eccellenza, "sta in mezzo alle terre", alla ricerca delle radici culturali e ambientali del quid misterioso e indefinibile che sempre attrae verso i luoghi dove la luce ha indicato in modo diverso e affascinante come plasmare l'ambiente per la vita.
Al termine del suo tour l'autore ci propone nei fatti la propria definizione di mediterraneità che comprende sia l'incanto dei luoghi, sia l'arricchimento che questi ricevono dall'architettura che ne plasma nuovamente gli equilibri, sia ancora la poetica delle immagini che l'arte dei viaggiatori presenta, perfeziona e restituisce con altri e nuovi spessori, decantati da secoli di diverse e complesse interazioni. Non deve stupire quindi che l'autore scelga un moderno come Louis Kahn per descrivere le luci e i colori della Torre Saracena di Amalfi e lasci ad uno spirito mitteleuropeo come Albrecht Dürer il commento sia di un'opera di briosa leggerezza come il Duomo di Amalfi, sia di una di severa compostezza come il Castello di Innsbruck.
La narrazione di questa lunga e affascinante infatuazione europea per il mito della mediterraneità suscita un interrogativo: se la stagione della sua pienezza non sia irrimediabilmente conclusa; ma è difficile trovare risposta migliore di quella che può evincersi dalle stesse riflessioni dell'autore e dalla sapiente suggestione delle immagini che richiama alla nostra memoria; vale a dire che forse il periodo aureo sia stato proprio quello compreso nei limiti temporali da lui suggeriti. Questo anche alla luce di quanto più recenti considerazioni sull'esito di quel mito, in termini di progresso civile, ci portino fatalmente a dedurre.