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Rassegna critica di studi sulla rappresentazione dell’architettura e sull’uso dell’immagine nella scienza e nell’arte

Alessandro Goppion
Immaginare con le mani

È quasi una provocazione la lunga riflessione critica sull’immagine che Alessandro Goppion, creatore di affascinanti apparati espositivi nei musei e nelle gallerie più prestigiose del mondo, propone a noi della redazione di XY. È una provocazione perché, senza tanti preamboli, egli sottolinea l’invadenza che la cultura visiva mostra oggi nella civiltà contemporanea. E si rivolge proprio a noi, impegnati a sostenere quanto sia importante il ruolo dell’immagine nello sviluppo del pensiero.

Goppion ci mette subito in guardia contro il crescente dominio del vedere sul fare; dominio che a suo dire non è poi così tanto efficiente, se a volte viene meno anche nell’attività operativa per eccellenza dell’artigiano che nel suo lavoro, non di rado, si fida dell’abilità delle sue mani piuttosto che di quell’intelligenza visiva messa al centro dell’attenzione, invece, da parte di chi si occupa di discipline grafiche.

Già negli anni Ottanta, infatti, eminenti studiosi furono indotti a far convergere nel titolo “il primato del disegno” le numerose iniziative culturali, le esposizioni e le pubblicazioni volte a mostrare, e dimostrare ove occorresse, quanto il disegno e ogni forma di rappresentazione per immagini alimentassero le sintesi mentali e intellettuali che stanno alla base della produzione artistica.

Ora, afferma Goppion, non che questo non sia vero, beninteso, ma esiste una dimensione alternativa o, se vogliamo, integrativa di questo ben diffuso e radicato convincimento. È il ruolo delle mani nel farsi prolungamento del pensiero, per produrre esiti ai quali a volte la mente non giunge con la stessa prontezza che invece è propria del fare manualmente. Spesso, egli sostiene, l’azione immediata compiuta agendo direttamente sulle cose vale più di quella a lungo elaborata attraverso complesse speculazioni, fossero anche lucidamente guidate dal vedere. L’intuizione operativa con cui agisce la mano va spesso più prontamente allo scopo e dà luogo a invenzioni che l’azione, nel suo farsi, mostra come maggiormente efficaci.

In fondo è proprio questo l’insegnamento operazionista di Vico e di Bridgman, confermato in ogni manifestazione della lunga esperienza di artigiano e di espositore d’arte di Goppion.

Milano, 21 ottobre 2016

La Mano (1982), scultura dell’artista cileno Mario Irarrázabal sita a Punta del Este (Uruguay) La Mano (1982), scultura dell’artista cileno Mario Irarrázabal sita a Punta del Este (Uruguay)

Intervista di

Roberto de Rubertis

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Roberto de Rubertis È professore emerito della Sapienza, già ordinario di Disegno nella Facoltà di Architettura Valle Giulia di Roma, ha insegnato anche Progettazione architettonica nella facoltà di Ingegneria di Perugia. Architetto dal 1965, ha progettato grandi centri residenziali e di servizio (Pesaro, Chieti), musei e allestimenti museali (Perugia, Orvieto, Colfiorito). E' stato presidente del Corso di Laurea in ‘Grafica e progettazione multimediale’ della facoltà di Architettura di Roma. Ha fondato e diretto (dal 1986) la rivista ‘XY, dimensioni del disegno’. Conduce ricerche nel campo della percezione visiva, del rilievo archeologico, della riqualificazione dei luoghi urbani irrisolti e dell'evoluzionismo in architettura.