Realizzato pochi anni dopo il precedente urbinate (1473–1476), lo studiolo eugubino (1479–1482), sempre commissionato dal duca Federico da Montefeltro e oggi conservato al Metropolitan Museum di New York, presenta molte differenze, riferibili a un programma iconografico meno pubblico e più intimistico, ma anche molte affinità, riferibili alla volontà di rendere labili i margini tra spazio reale e spazio illusorio. Infatti, anche nello studiolo di Gubbio, così come nello studiolo di Urbino (ma anche così come nella sagrestia nord della cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze o nel coro della chiesa di Santa Maria in Organo a Verona), i pannelli lignei sono intarsiati con armadi semiaperti da cui trapelano oggetti simbolici (leggio, mazzocchio, sfera armillare, ecc.) volti ad annullare i margini tra scienza e arte. Così come voleva il duca Federico, rinomato cultore dell’umanesimo matematico: non a caso il fregio sommitale dello studiolo, realizzato con un continuum di lettere scolpite e dorate, celebra l’arte della geometria come “madre adottiva”.















